I VINI
CAPONI E MARSILI
I VINI
CAPONI E MARSILI
Rico 
È uno vino iconico della nostra produzione che incarna in toto la nostra filosofia di lavoro. Dedicato al nonno fondatore dell’azienda, rappresenta anche il nostro vigneto storico. È stato impiantato nei primi anni sessanta, con lo scopo di vendere uva. Si tratta di un vigneto di Montepulciano, uno dei primi installati nella vallata.
Innestato in loco con piante vecchie la cui conoscenza approfondita ha permesso la realizzazione di ottime prestazioni, quindi possiamo parlare tranquillamente di una genetica di almeno 100 anni.
Inoltre al suo interno sono presenti almeno 5 cultivar di Montepulciano, oltre ad alcune viti di uva da tavola, da noi detta “uva cornetta”, che aveva la funzione di fare da spia per il periodo perfetto della vendemmia. Un tempo non si disponeva di tecnologia in campagna, ma la sua maturazione era più facile da cogliere e corrispondeva con la maturazione completa del Montepulciano.
Quando abbiamo ereditato questo vigneto era schiavo dei suoi anni e mal si adattava alle esigenze moderne di gestione ma per varie motivazioni e tenuto conto che queste erano le uve con cui facevamo il vino di casa si e deciso di restaurarlo al posto di ri-impiantare.
Nel vigneto sono stati sostituiti fili e pali per intero, un lavoro molto più difficile e duro del previsto.
Inoltre le viti sono state oggetto di una “potatura di riforma” con cui abbiamo adattato il loro profilo al nuovo sistema di pali e fili. Inoltre, per non perdere di biodiversità, si è deciso di sostituire le viti mancanti con nuove viti realizzate apposta per noi con il nostro materiale genetico.
Le uve così ottenute in cantina sono lavorate in maniera tradizionale in quanto questo vino è un ricordo del nonno e del suo modo di fare, quindi fatta eccezione per un controllo stringente della fermentazione e delle sue dinamiche e di una macerazione relativamente lunga, circa 30 giorni, non subisce lavorazioni particolari e nessun trattamento prima dell’imbottigliamento in quanto si deve sentire il territorio, l’uva e la tradizione.

Rico 
È uno vino iconico della nostra produzione che incarna in toto la nostra filosofia di lavoro. Dedicato al nonno fondatore dell’azienda, rappresenta anche il nostro vigneto storico. È stato impiantato nei primi anni sessanta, con lo scopo di vendere uva. Si tratta di un vigneto di Montepulciano, uno dei primi installati nella vallata.
Innestato in loco con piante vecchie la cui conoscenza approfondita ha permesso la realizzazione di ottime prestazioni, quindi possiamo parlare tranquillamente di una genetica di almeno 100 anni.

Inoltre al suo interno sono presenti almeno 5 cultivar di Montepulciano, oltre ad alcune viti di uva da tavola, da noi detta “uva cornetta”, che aveva la funzione di fare da spia per il periodo perfetto della vendemmia. Un tempo non si disponeva di tecnologia in campagna, ma la sua maturazione era più facile da cogliere e corrispondeva con la maturazione completa del Montepulciano.
Quando abbiamo ereditato questo vigneto era schiavo dei suoi anni e mal si adattava alle esigenze moderne di gestione ma per varie motivazioni e tenuto conto che queste erano le uve con cui facevamo il vino di casa si e deciso di restaurarlo al posto di ri-impiantare.
Nel vigneto sono stati sostituiti fili e pali per intero, un lavoro molto più difficile e duro del previsto.
Inoltre le viti sono state oggetto di una “potatura di riforma” con cui abbiamo adattato il loro profilo al nuovo sistema di pali e fili. Inoltre, per non perdere di biodiversità, si è deciso di sostituire le viti mancanti con nuove viti realizzate apposta per noi con il nostro materiale genetico.
Le uve così ottenute in cantina sono lavorate in maniera tradizionale in quanto questo vino è un ricordo del nonno e del suo modo di fare, quindi fatta eccezione per un controllo stringente della fermentazione e delle sue dinamiche e di una macerazione relativamente lunga, circa 30 giorni, non subisce lavorazioni particolari e nessun trattamento prima dell’imbottigliamento in quanto si deve sentire il territorio, l’uva e la tradizione.

Lode
Questo è un vino bianco fuori dal comune! L’ispiratrice è stata Mamma Lodena, detta Lode.
È un vino molto particolare sia per la sua produzione che per la sua nascita.
In realtà, seppur frutto di un piano che prevedeva un vino con un uvaggio di bianchi e anche figlio di una necessità.
E’ fatto con l’uva dei primi anni dei nostri vigneti quindi, a causa anche del meteo avverso, la produzione seppur di qualità ottima era scarsa, quindi non permetteva di lavorare i vari vitigni pecorino, passerina, muller, gold-traminer separatamente, e non si voleva creare un vino scontato, privo di personalità, in quanto non avrebbe rispecchiato la musa e l’idea di partenza.
Una soluzione è stata trovata al problema pensando ad un’altra usanza della nostra famiglia che era quella di appendere in soffitta e far appassire l’uva per poterla mangiare anche in inverno.
Allora abbiamo deciso di rischiare e appassire le uve in vigna Siamo abbiamo vendemmiato a metà ottobre e quindi con uve semi appassite da cui nasce il “LODE”. La fermentazione è stata strettamente controllata al fine di ridurre gli interventi da applicare al vino e tenerlo il più possibile naturale, usando lieviti in grado di esaltare acidità e aroma.
Il risultato è un vino con un colore dorato molto carico ma con un’acidità fresca e profumo gradevole e fresco ma decisamente di uno spiccato carattere.
Lode

Questo è un vino bianco fuori dal comune! L’ispiratrice è stata Mamma Lodena, detta Lode.
È un vino molto particolare sia per la sua produzione che per la sua nascita.
In realtà, seppur frutto di un piano che prevedeva un vino con un uvaggio di bianchi e anche figlio di una necessità.
E’ fatto con l’uva dei primi anni dei nostri vigneti quindi, a causa anche del meteo avverso, la produzione seppur di qualità ottima era scarsa, quindi non permetteva di lavorare i vari vitigni pecorino, passerina, muller, gold-traminer separatamente, e non si voleva creare un vino scontato, privo di personalità, in quanto non avrebbe rispecchiato la musa e l’idea di partenza.
Una soluzione è stata trovata al problema pensando ad un’altra usanza della nostra famiglia che era quella di appendere in soffitta e far appassire l’uva per poterla mangiare anche in inverno.
Allora abbiamo deciso di rischiare e appassire le uve in vigna Siamo abbiamo vendemmiato a metà ottobre e quindi con uve semi appassite da cui nasce il “LODE”. La fermentazione è stata strettamente controllata al fine di ridurre gli interventi da applicare al vino e tenerlo il più possibile naturale, usando lieviti in grado di esaltare acidità e aroma.
Il risultato è un vino con un colore dorato molto carico ma con un’acidità fresca e profumo gradevole e fresco ma decisamente di uno spiccato carattere.
